Per comprendere meglio i contenuti di questo blog, si consiglia caldamente di leggere le pagine "Le origini di questo blog" e "La missione di questo blog" affinché le considerazioni (critiche) che vengono svolte nei post siano collocate nella giusta ottica e all'interno di una cornice di riferimento adeguata.
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domenica 20 novembre 2016

Scisma in arrivo

Lo scisma già presente di fatto nella Chiesa sta pian piano prendendo una forma chiara e visibile, ora che la lettera di 4 cardinali è venuta alla luce.
Ma riepiloghiamo i fatti. Il contenzioso è l'Esortazione Apostolica Amoris Laetitia e il suo controverso capitolo 8. Riguardo questo capitolo, in particolare i paragrafi 300-305 sono stati oggetto di divergenti interpretazioni. Alcuni, presumendo di difendere il Papa da chi lo attacca, dicono che le preoccupazioni sono infondate, perché non è cambiato nulla. Ma così contraddicono il Papa stesso, che ha lasciato intendere che invece qualcosa è cambiato e ha affermato che per la giusta interpretazione bisogna sentire il cardinale Schonborn, il quale afferma esplicitamente che ora è cambiato tutto.
La confusione è un dato oggettivo, perché tra diocesi e diocesi i comportamenti e gli insegnamenti sono molto diversi, per non dire opposti. E proprio per questo, per fronteggiare e dirimere la confusione che sta prendendo tanti fedeli, sacerdoti e vescovi, il 19 settembre i cardinali hanno inviato privatamente una richiesta formale di chiarimento con una formula che la Chiesa già conosce storicamente, chiamata Dubia. Con questa formula i cardinali Brandmuller, Burke, Caffarra e Meissner chiedono un chiarimento rispetto a 5 domande formulate in termini chiari in modo che, secondo consuetudini ecclesiali, si possa rispondere semplicemente si o no.
Dicono i cardinali nella premessa alle domande:
Abbiamo constatato un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione, in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa. Abbiamo notato che anche all’interno del collegio episcopale si danno interpretazioni contrastanti del capitolo ottavo di "Amoris laetitia".
La grande Tradizione della Chiesa ci insegna che la via d’uscita da situazioni come questa è il ricorso al Santo Padre, chiedendo alla Sede Apostolica di risolvere quei dubbi che sono la causa di smarrimento e confusione.
Il nostro è dunque un atto di giustizia e di carità. 
E questi sono i dubia, cioè, in linguaggio ecclesiale, le domande:
1.    Si chiede se, a seguito di quanto affermato in "Amoris laetitia" nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive "more uxorio" con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da "Familiaris consortio" n. 84 e poi ribadite da "Reconciliatio et paenitentia" n. 34 e da "Sacramentum caritatis" n. 29. L’espressione "in certi casi" della nota 351 (n. 305) dell’esortazione "Amoris laetitia" può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere "more uxorio"?

2.    Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale "Amoris laetitia" (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

3.    Dopo "Amoris laetitia" n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?

4.    Dopo le affermazioni di "Amoris laetitia" n. 302 sulle "circostanze attenuanti la responsabilità morale", si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: "le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta"?

5.    Dopo "Amoris laetitia" n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II "Veritatis splendor" n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?
Io mi sono già soffermato su qualche punto critico della AL (qui e qui), in particolare sulla nota 329 in questo post. Ho rilevato che in quella nota, in modo del tutto sorprendente, il concetto di fedeltà viene riferito ad una situazione che per la Chiesa è immorale (quella dei divorziati risposati). Inoltre ho notato che la citazione della fedeltà è tratta dalla Gaudium et Spes, ma in quel contesto è riferita correttamente alle coppie coniugate (sia la parola che il ragionamento). Infine ho notato che il ragionamento in nota è una semplice descrizione del ragionamento di ignoti ("molti" in nota) senza alcun giudizio morale. Però appare evidente che tale ragionamento, nella sua nebulosità, viene proposto come se fosse approvano.
Proprio questa nebulosità descrittiva ha generato una quantità di ragionamenti diversi e di applicazioni concrete, anzi opposte, nelle diverse diocesi. E il popolo cristiano sta entrando in confusione. Il problema grave è che non vengono dati gli strumenti per poter giudicare, quindi le discussioni si accendono e si prepara uno scisma di fatto.
Non si fa molta fatica a capire cosa potrà succedere ora. I cardinali hanno deciso di rendere pubblica la lettera poiché il Papa, come fatto in diverse altre occasioni e contestazioni, non ha risposto. E se dovesse continuare a non rispondere, succederà che a farlo saranno gli stessi cardinali.
Ma questa situazione sembra proprio quella descritta dalla beata Caterina Emmerick, veggente vissuta dal 1774 al 1824.
"La Messa era breve. Il Vangelo di San Giovanni non veniva letto alla fine. Vedo altri martiri, non ora ma in futuro... Vidi le sette segrete minare spietatamente la grande Chiesa. Vicino ad esse vidi una bestia orribile che saliva dal mare... In tutto il mondo le persone buone e devote, e specialmente il clero, erano vessate, oppresse e messe in prigione. Ebbi la sensazione che sarebbero diventate martiri un giorno”. “Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo"
"Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la Chiesa. Stavano costruendo una Chiesa grande, strana, e stravagante. Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti ed avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione. Cosi doveva essere la nuova Chiesa... Ma Dio aveva altri progetti"
"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda...”. “Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine scendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa"
Occorre pregare, per il clero e per la Chiesa tutta, che non si smarrisca e conservi la vera fede.

giovedì 21 gennaio 2016

Oltraggio eucaristico in San Pietro

Dopo un periodo nel quale, per diverse vicissitudini personali non ho potuto scrivere, torno a farlo per commentare una vicenda tristissima.
Purtroppo, in vaticano, dalle parole siamo passati ai fatti.
Tutto è iniziato il 15 novembre scorso, quando Papa Francesco è andato a visitare la Chiesa Evangelica Luterana di Roma. In tale occasione, rispondendo a braccio a una domanda su come sia possibile raggiungere l'intercomunione tra luterani e cattolici (cioè che cristiani luterani e cristiani cattolici possano liberamente partecipare alla comunione eucaristica dell'una e dell'altra confessione cristiana) il Papa ha risposto (secondo il testo pubblicato sul sito del Vaticano a questo LINK):
"E’ un problema a cui ognuno deve rispondere... La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: “Una fede, un battesimo, un Signore”, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più."
Ovviamente affermare "...ognuno deve rispondere..." e poi "...andate avanti..." apre le porte alle personali interpretazioni, anche le più bizzarre e non lecite, almeno secondo la dottrina cattolica. Un cristiano non cattolico non può ovviamente ricevere il Sacramento dell'Eucaristia, a meno di una esplicita conversione.
Se passa questo tipo di mentalità, allora l'opinione e il sentimento personali prevalgono e ad essere sconfitti saranno la verità, la sana dottrina della Chiesa, il bene oggettivo. Senza contare l'offesa gravissima al Santissimo Sacramento. Chissà cosa potrebbe succedere, in tutte quelle aree dove cattolici e luterani convivono pacificamente e desiderano legittimamente una comunione più profonda! Una comunione che però non può negare le differenze insanabili, per le quali ogni tipo di partecipazione alla Comunione Eucaristica può essere solo un sacrilegio.
Ecco, quello che si poteva temere, si è verificato, e non in una sperduta parrocchia di chissà quale paese. No, è successo a San Pietro, a Roma.
Secondo il resoconto di Sandro Magister, il 19 gennaio è successo proprio questo:
"La mattina del 19 gennaio Francesco ha dato udienza in Vaticano a una delegazione della Chiesa luterana di Finlandia, guidata da una donna, Irja Askola, vescovo di Helsinki, accompagnata da rappresentanti delle minoranze ortodossa e cattolica, i vescovi Ambrosius e Teemu Sippo.
Ma dopo l'udienza col papa, nel corso delle celebrazioni liturgiche officiate a Roma dalla delegazione e da altri gruppi di fedeli giunti anch'essi dalla Finlandia, è accaduto che durante una messa cattolica, nella basilica di San Pietro, la comunione è stata data anche a dei luterani.
Questo, almeno, è ciò che ha riferito il settimanale luterano finlandese "Kotimaa", segnalando la sorpresa di un vescovo luterano, Samuel Salmi, di Oulu, secondo il quale gli officianti cattolici sapevano benissimo a chi davano la comunione"
Occorrerà pregare e dedicare celebrazioni eucaristiche per la riparazione di questo atto gravissimo.

Io sinceramente penso che Bergoglio non sia stato eletto validamente. In questo momento siamo in una situazione di vacanza del soglio di Pietro. E credo che Bergoglio non sia adatto a svolgere una funzione di governo della Chiesa. Come lui stesso ha ammesso, gli piace fare il parroco, stare in mezzo alla gente. Ma il governo della Chiesa richiede ben altre funzioni e ben altre doti. In altre parole, non ritengo Bergoglio un cattivo (lui pensa di fare veramente del bene quando invita ad "andare avanti" oltre le regole e oltre la dottrina) ma un incapace al governo, incapace di valutare tutta la gravità delle conseguenze delle sue azioni.
Per questo occorre intensificare la preghiera. Anche perché Satana tenterà di approfittarne in tutti i modi.

sabato 7 novembre 2015

Autocomplotto

Il presunto complotto ha assunto ormai toni grotteschi, quando non ridicoli.
Il tormentone salta fuori ogni qualvolta accade un imprevisto, una novità, una semplice battuta oppure una mossa improvvisa. Ma il primo autore di mosse improvvise è proprio lui, Bergoglio.
E pure il poveretto di padre Lombardi, costretto all'ennesima smentita, non sa più cosa si debba smentire, tanta è la confusione.
L'ultimo caso (per ora, ma da un momento all'altro chissà cosa può accadere) è quello del monsignore spagnolo e la calabrese dal cognome egiziano e solo per questo sembra una storia uscita dalla mente diabolica di Hitchcock. Dato che la Francesca Immacolata è pure in stato interessante, ci manca solo che salti fuori che il padre del nascituro è un prete: e il thriller è servito.
Ma andiamo alla conferenza stampa del povero malcapitato padre Lombardi, riguardanti l'arresto dei due malcapitati e l'uscita di due libri con documenti riservati; il comunicato stampa si conclude con le seguenti parole: "Pubblicazioni di questo genere non concorrono in alcun modo a stabilire chiarezza e verità, ma piuttosto a generare confusione e interpretazioni parziali e tendenziose. Bisogna assolutamente evitare l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del Papa".

Oibò, evidentemente c'è una sorta di epidemia, per la quale chissà in quanti pensano che divulgando documenti segreti si possa aiutare la missione del Papa. Ma com'è che è nata questa pazza idea? Non sarà mica perché il Vaticano ormai è una groviera e il Papa è solo l'ultimo a sapere le cose? Questa è l'unica spiegazione. Al Papa nessuno racconta come stanno davvero le cose, proprio nessuno. Tutti evidentemente raccontano verità parziali, ma nessuno la racconta tutta. Così, i poveretti dei piani bassi, hanno escogitato l'idea del libro e il Papa potrà andare a comprarsene una copia e sapere tutto, ma proprio tutto.
Questa mi pare sia l'unica ipotesi che corrisponda alla richiesta disperata di padre Lombardi: questo è il motivo per cui è andato a chiedere, quasi elemosinando un pochino di pietà ai media laici, di aiutarlo affinché si eviti assolutamente "l’equivoco di pensare che ciò sia un modo per aiutare la missione del Papa".
Dimenticando però un piccolo particolare: è stato proprio Bergoglio a mettere lì i due fantastici traditori delatori, e magari lo ha fatto proprio per sapere tutto, finalmente. Così abbiamo la quadratura del cerchio e la scoperta dell'assassino di Hitchcock.

Del resto Bergoglio aveva già dato prova di sé e delle sue capacità, proprio alla fine del Sinodo. Come sappiamo dalla viva voce (o viva penna, o viva tastiera, non si sa bene come avvengano certe cose, magari per locuzione interiore) di Eugenio Scalfari, il Papa il giorno stesso della chiusura del Sinodo, alle ore 18, gli ha telefonato e hanno amabilmente conversato.
Ovviamente padre Lombardi ha smentito ancora (per l'ennesima volta!) il contenuto del colloquio così come virgolettato da Scalfari. "Per cui è chiaro che quello che viene riferito da lui nell’ultimo articolo in merito ai divorziati risposati non è in alcun modo affidabile e non può essere considerato il pensiero del Papa". Ma in precedenza, un anno prima, padre Lombardi si era espresso con toni assai più duri: "...nell’articolo queste due affermazioni (quella sui cardinali e quella sul celibato dei sacerdoti) vengono chiaramente attribuite al Papa ma, curiosamente, le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura... Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?".

Una chiara accusa di manipolazione, fatta nel luglio del 2014.
Insomma, Scalfari è inaffidabile, tutto chiaro.
E cosa ti fa Bergoglio alla fine del Sinodo? Era forse preoccupato che i media non riportassero i corretti contenuti dell'evento? Che non si capisse il messaggio del Sinodo? O forse il messaggio del Sinodo, quello che poteva risultare dalla lettura della Relatio Finalis, poteva lasciare qualche ipotesi a lui non gradita? Come chiarire ogni dubbio?
Perfetto, trovata la soluzione: telefona a Scalfari, il perfetto manipolatore delle sue parole.
Così i cristiani che leggono le frasi riportate da Scalfari si preoccupano, padre Lombardi smentisce come da rito e tutti a nanna!
Anche qui abbiamo la quadratura del cerchio e il colpevole del thriller di Hitchcock.

Infine, per toglierci ogni dubbio, un commento di Andrea Fagioli, direttore di Toscana Oggi:
"Presumo, infine, che Papa Francesco e i suoi collaboratori siano senz'altro coscienti del «rischio» che corrono in certe circostanze e in qualche modo lo accettano. Fa parte anche di una nuova strategia di comunicazione. Non è un caso che anche le interviste vere, quelle con tanto di registratore, vengano rilasciate ai giornali laici e non a quelli cattolici".
Tutto chiaro, no?

Ho solo un'ultimo sospetto.
Vuoi vedere che all'ultima puntata avremo il colpo di scena?
Vuoi vedere tu che l'unico, vero, grande manipolatore, il Grande Corvo di tutto alla fine è...
PADRE LOMBARDI ?!?!
Mi sa che fa una brutta fine. I bravi soldatini fanno sempre una brutta fine.

mercoledì 4 novembre 2015

Scandalo vaticano senza memoria

L'attacco alla memoria è la caratteristica peculiare di questi tempi moderni.
Senza memoria, non si capisce il tempo presente, non si comprende la realtà; la conseguenza è l'incapacità di costruire qualcosa che dure nel tempo.
La stessa inesorabile legge della memoria ora si applica anche al recente scandalo della diffusione di documenti riservati in Vaticano. Chi ha nominato e posto i due personaggi in quei posti chiave nel Vaticano?
Chiunque sia stato, non si può certo dire che le attitudini dei nominati fossero ignote. Se ne è occupato pure Sandro Magister, in un post del 2013, nel quale aveva argomentato sulla proliferazione di consulenti della comunicazione. E il suo giudizio sulla "bella e chiaccherona" Francesca Immacolata Chaouqui non è certo tenero: viene definita una informatrice del sito Dagospia.
Ovviamente di questa definizione e di questo articolo di Magister oggi non c'è traccia su tanti altri siti e articoli che si sono occupati della vicenda. Come se fosse un fulmine a ciel sereno.
Tutti senza memoria.
Senza memoria non si può creare coscienza della propria storia. Senza storia e coscienza della storia, non c'è popolo.
E se non c'è un popolo, ci potrà mai essere un "popolo di Dio"?

sabato 10 ottobre 2015

Non è Francesco! E ora?

Ora niente.
Fosse tutto vero quanto ho scritto sull'invalidità del Conclave, siamo in un periodo di vacanza del soglio di Pietro. Quindi, come sempre, tutto continua anche in questo caso: rimaniamo nella Fede, riprendiamo i Sacramenti, continuiamo a fortificarci nella Carità, consolidiamoci nella Speranza.
E nella certezza che "Gesù Cristo, il Redentore dell'uomo, è il centro del cosmo e della storia" (Redemptor Hominis, n.1).
Un giorno ci sarà qualcuno che indagherà su questi fatti e, con autorità deciderà sulle conseguenze. A noi tocca essere intelligenti dei fatti e pazienti nella preghiera.

lunedì 28 settembre 2015

Non è Francesco!

Premessa

Con dolore ho pubblicato questo post, dopo un paio di giorni di riflessione. E poiché Lui ha detto: "Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia. 2 Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto." (Lc 2, 1-2) allora è bene che tutti sappiano e ciascuno si prenda le responsabilità del comportamento conseguente.
Proprio per questo il prossimo post sulla questione, probabilmente giovedì 8 ottobre, sarà sulle conseguenze.

Vizi procedurali?

Nel leggere un post di Maurizio Blondet, sono rimasto perplesso leggendo la dichiarazione di un canonista secondo il quale l'elezione di Bergoglio a Sommo Pontefice col nome di Francesco sarebbe regolare.
A dir la verità, il canonista si riferisce alle recenti notizie circa l'attività di un numero ristretto di cardinali, che per anni si è riunito in Svizzera (sembra sotto la guida del Cardinal Martini) per tentare di dare una svolta alla Chiesa, cercando di "adeguarla" ai tempi moderni, indicando per tempo il candidato adatto su cui far convergere le proprie preferenze in Conclave.
Giustamente, al di là delle considerazioni morali, per tale evenienza non c'è invalidità dell'elezione. Ma alla fine il canonista aggiunge:
"Anche eventuali  vizi procedurali dell’elezione, dei quali si è occupato il Socci, possono avere rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li abbia fatti valere. Il che è positivamente escluso, non esistendo rifiuti di prestare obbedienza da parte di alcun porporato".
Io non so davvero dove dal CIC o da quale altro documento si possa arguire che "i vizi procedurali possono avere rilievo solo se qualche interessato li abbia fatti valere". Non sono d'accordo con il "solo se" e provo a fare un esempio.

Gli atti delle votazioni sono registrati e secretati: solo un Papa può sciogliere tale segretezza. Un prossimo Papa potrebbe visionarli e poi pubblicamente annunciare che quel Papa passato non è stato validamente eletto e i suoi atti di governo non sono validi. E quindi dichiarare decaduti e nulli tutti i Motu Propri del pontefice non valido. Ma non sarebbero nulli perché così vuole il nuovo Papa. Sarebbero nulli nel momento in cui il nuovo Papa riconosce non valida l'elezione del Pontefice precedente, a norma di diritto canonico. Quindi non è vero che i vizi procedurali avrebbero rilievo solo se qualche interessato (ovvero elettore) li avesse fatti valere.

I pareri possono cambiare nel tempo!

Lo stesso Socci ha ricordato che "dubius papa habetur pro non papa" (nel dubbio non si ha il papa) mentre la canonista Geraldina Boni sul sito www.chiesa di Sandro Magister ha ricordato che la canonistica ha costantemente insegnato che la "pacifica universalis ecclesiae adhaesio" è segno ed effetto infallibile di un’elezione valida e di un papato legittimo (come dire: se tutti lo riconoscono Papa, allora è il Papa).

La questione gravissima che nessuno sembra avere notato (almeno io non l'ho letto da nessuna parte), è che il dubbio di Socci e la "pacifica adhaesio" della Boni possono cambiare nel tempo: oggi tutti possono ritenere Papa Francesco validamente eletto, domani... vedremo! Soprattutto se certi dubbi e le loro ragioni diventano di pubblico dominio.

Sui numerosi rilievi fatti da Socci (soprattutto nel suo volume "Non è Francesco", oltre che nel suo blog), si potrebbe obiettare che sono basati sui "si dice"; una obiezione debole, poiché i fatti sono stati dettagliati e pubblicati (e mai smentiti!) da una giornalista grande amica di Bergoglio, in un volume in cui descrive il personaggio Bergoglio. Socci ha ripreso quei fatti per verificare la validità della sua elezione a Sommo Pontefice.
Ma di fatto non sappiamo cosa sia successo nel Conclave. Rimangono solidissime ipotesi, ma pur sempre ipotesi.

Dico questo, perché non c'è bisogno di sapere cosa è accaduto veramente ciò che per oggi è secretato: c'è un fatto, accaduto sotto gli occhi di tutti e non smentibile, che a mio modestissimo parere invalida completamente l'elezione. Il fatto che il Conclave sia iniziato il 12 Marzo, mentre la sede vacante sia iniziata il 28 febbraio: cioè il fatto che il Conclave sia iniziato ben prima dei 15 giorni completi che devono passare dal giorno della sede vacante, come richiesto dalla norma stabilita da un Papa, quindi non abrogabile né modificabile, nemmeno da un collegio di cardinali.

Le norme che regolano in maniera precisa e puntuale (almeno per tutti gli aspetti decisivi) le procedure del Conclave sono contenute nella Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis (promulgata da San Giovanni Paolo II), poi modificate in qualche punto da Benedetto XVI con il Motu Proprio Normas Nonnullas.

L'attesa di 15 giorni

Il delicato punto in questione, cioè l'inizio del Conclave, è dettato dall'articolo 37: "Stabilisco inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli assenti..."

Quindi, occorre aspettare gli assenti. Ora però occorre comprendere bene anche il contesto nel quale l'articolo è pubblicato, per comprenderne meglio tutta la portata. Questo è il testo in questione.
37. Stabilisco inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, i Cardinali elettori presenti debbano attendere per quindici giorni interi gli assenti; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l'inizio dell'elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall'inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all'elezione.
38. Tutti i Cardinali elettori, convocati dal Decano, o da altro Cardinale a suo nome, per l'elezione del nuovo Pontefice, sono tenuti, in virtù di santa obbedienza, ad ottemperare all'annuncio di convocazione e a recarsi al luogo designato allo scopo, a meno che siano trattenuti da infermità o da altro grave impedimento, che però dovrà essere riconosciuto dal Collegio dei Cardinali.
39. Se però dei Cardinali elettori arrivassero re integra, cioè prima che si sia provveduto ad eleggere il Pastore della Chiesa, essi saranno ammessi ai lavori della elezione, al punto in cui questi si trovano.
Direi che tutto è chiaro: è stabilito dall'autorità del Sommo Pontefice che "si debbano attendere quindici giorni interi gli assenti"; quindici giorni dall'inizio della sede vacante. Ma in ogni caso, dopo venti giorni, il Conclave avrà inizio.
Chi ha un grave impedimento, lo comunicherà, in modo che il Collegio Cardinalizio si sappia regolare se attendere oppure no.
La norma evidentemente intende tutelare chi viene da molto lontano, ma intende tutelare anche il popolo di Dio evitando che un Cardinale, per oscuri motivi, ritardi il proprio arrivo a Roma per procrastinare sine die il Conclave e l'elezione del Sommo Pontefice.

La modifica di Ratzinger

L'articolo 37 è stato modificato da Papa Benedetto XVI con il motu proprio Normas Nonnullas. Il nuovo testo dice così:
n. 37. “Ordino inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinali elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall'inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all'elezione.”
Questo in grassetto è il nuovo punto critico: i Cardinali possono anticipare, se sono tutti presenti. Ora il problema è che il 12 marzo 2013 c'erano due assenti. Uno per motivi di salute e in età avanzata, l'altro perché da circa un anno si era ritirato dal ministero attivo (crisi morale? crisi spirituale?). Ma rimaneva cardinale elettore.
Su tale delicato punto è intervenuto, sul sito di Socci, Guido Ferro Canale secondo il quale l'inizio anticipato del Conclave non è motivo di nullità, poiché l'articolo 5 così recita:
5. Qualora sorgessero dubbi circa le prescrizioni contenute in questa Costituzione, o circa il modo di attuarle, dispongo formalmente che ogni potere di emettere un giudizio al riguardo spetti al Collegio dei Cardinali, cui pertanto attribuisco la facoltà di interpretarne i punti dubbi o controversi, stabilendo che quando occorra deliberare su queste ed altre simili questioni, eccetto l'atto dell'elezione, sia sufficiente che la maggioranza dei Cardinali congregati convenga sulla stessa opinione.
Quindi, secondo il Canale, il Collegio dei Cardinali ha fatto uso di questa norma per decidere di anticipare il Conclave. Ma mi pare che qui vi siano due gravi difetti.

Il primo è che per decidere, secondo tale norma, occorra il Collegio dei Cardinali, non solo gli elettori. Quindi tale decisione doveva essere presa da tutti i centosessanta Cardinali, non dai 117 elettori o dai 115 presenti a Roma il 9 marzo. Ad oggi il Collegio Cardinalizio è composto da 219 cardinali, di cui 101 non elettori.
Ma non basta.

Commenta il Canale: "Ma allora si potrebbe, in linea di principio, rimandare l'ingresso in Conclave per attendere uno o due malati che, nel frattempo, fossero guariti e stessero annunciando l'arrivo. Altrimenti detto: una volta che l'impedimento sia stato riconosciuto, si può procedere oltre. A mio avviso, anche anticipando l'apertura del Conclave: inutile attendere chi ha già detto che non verrà, con ragioni valide e riconosciute tali. Casomai arrivasse, potrebbe entrare comunque. Ergo, deve prevalere la preoccupazione dominante: quella di provvedere in fretta all'elezione".

Quattro gravi problemi

Primo: non si può cambiare

Ora, con tutto il rispetto per Canale, più che i suoi avvisi valgono le norme. E qui la norma è chiara, si anticipa il Conclave se sono presenti tutti.
La citazione dell'Articolo 5 non mi sembra corretta per due motivi. Il primo è che gli articoli hanno un ordine, che è anche un ordine di importanza e prevalenza relativa. Come nella Costituzione italiana l'art. 1 non è uguale al 100, allo stesso modo nella Universi Dominici Gregis il 4 prevale di poco sul 5. E recita il 4:
4. Durante la vacanza della Sede Apostolica, le leggi emanate dai Romani Pontefici in nessun modo possono essere corrette o modificate, né si può aggiungere o detrarre qualche cosa o dispensare sia pure da una parte di esse, soprattutto per quanto riguarda l'ordinamento dell'elezione del Sommo Pontefice. Anzi, se accadesse eventualmente che sia fatto o tentato qualcosa contro questa prescrizione, con la mia suprema autorità lo dichiaro nullo e invalido.
Quindi, interpretato alla lettera, tutto ciò che è accaduto prima del 15 marzo, a norma di questo articolo, è nullo e invalido. Parola di Papa Benedetto XVI.

Secondo: inutile attesa?

L'altra questione delicata è che, come dice Canale, sia "inutile attendere". Ma lo stesso Canale ammette (come è doveroso ammettere, perché le condizioni possono cambiare) che "casomai arrivasse, potrebbe entrare comunque". Sorprende che qui non si consideri che allora non è "inutile attendere", non tanto perché due elettori in più avrebbero fatto vincere un altro Cardinale, ma soprattutto perché con due elettori in più cambia il quorum necessario per l'elezione.
Con 115 elettori, il quorum è di 77, con 117 i due terzi del quorum fa 78.
Iniziando il Conclave il 12 marzo, si è di fatto impedito ai due Cardinali mancanti di arrivare il 15 e partecipare regolarmente a tutte le votazioni. No, non era inutile attendere. A norma di diritto tale caso non doveva succedere nemmeno potenzialmente.

Terzo: quanta fretta!

Infine c'è il terzo aspetto osservato dal Canale: il fatto che dovesse prevalere la preoccupazione dominante, cioè di provvedere in fretta all'elezione.
Ma il citato articolo 37 disciplina proprio questa "fretta": impedisce positivamente di iniziare troppo presto (tranne che siano tutti presenti) e comanda di iniziare entro venti giorni. Quindi la questione della fretta è già affrontata e risolta dal Sommo Pontefice, non può essere ridiscussa e modificata dal Collegio dei Cardinali.

Quarto: quali dubbi?

E nemmeno può essere utilizzato l'articolo 5, non solo perché l'articolo 4 impedisce modifiche, ma perché l'articolo 5 si deve applicare ai casi dubbi ("Qualora sorgessero dubbi...") e non alle cose certe. Lo riconosce anche Canale, nella nota 30 del pezzo sul sito di Socci: "... non sarebbe comunque ammissibile un'interpretazione che, di fatto, modifica il testo normativo".
Qui non abbiamo dubbi: abbiamo una regola ("si attendano per quindici giorni interi") e abbiamo una eccezione con due condizioni ("se sono tutti presenti, se la maggioranza è d'accordo, allora si anticipa").
Imboccare la strada per cui le condizioni sono facoltative, è contrario al diritto e conduce a conclusioni inaccettabili: se diventa oggi facoltativo che siano tutti presenti, domani potrebbe diventare facoltativo, per pura ipotesi, che siano d'accordo in maggioranza.

"MORA SIT INTERPONENDA"

Ma mi pare che vi sia un altro punto critico che fissi di fatto un ostacolo insormontabile. Il punto critico è comprendere le ragioni del perché la norma stabilisce che "si attendano quindici giorni". E questo ben lo poteva sapere un esperto di Conclavi vissuti come Papa Ratzinger. Il tempo è dato affinché i cardinali possano dialogare tra loro, conoscersi, scambiare le proprie idee sul momento storico e iniziare a valutare chi può essere il candidato più adatto.
I quindici giorni non sono solo un momento di attesa dell'arrivo di tutti gli elettori, ma soprattutto un momento di dialogo e riflessione perché ciascuno possa verificare e approfondire le proprie riflessioni.
Il già citato articolo 37 sembra puntare l'attenzione solo sull'attesa di chi deve arrivare: "si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave".
Ma non è questo il testo valido per la norma; il testo valido è nella sua versione latina.
"37. Praecipimus praeterea ut, ex quo Apostolica Sedes legitime vacat, antequam Conclave incohetur, mora sit interponenda quindecim solidorum dierum, facta tamen Cardinalium Collegio potestate Conclavis initium anticipandi, si constat omnes Cardinales electores adesse"...
Il passaggio decisivo è proprio questo: "mora sit interponenda quindecim solidorum dierum". Letteralmente: "si interponga una pausa di quindici giorni interi". E gli "assenti" della traduzione italiana sono spariti! Non ci sono assenti da attendere!
Qui è evidente che la preoccupazione del legislatore (Papa Benedetto XVI) è quella che tutti abbiano il tempo sufficiente per conoscersi, parlarsi e maturare con calma la propria decisione. Il testo in questione è stato promulgato il 22 febbraio 2013, quindi Ratzinger ha ben presente la dinamica e la tecnologia dei tempi moderni, cioè una situazione nella quale, anche con preavviso minimo, nel giro di due o tre giorni chiunque può essere a Roma. Quindi rimangono dieci giorni abbondanti per conoscersi tutti, avendo fretta nel muoversi. Ma molti già si conoscono, quindi arriveranno a Roma anche con calma, avendo comunque tutto il tempo per dialogare.
Se il criterio dominante fosse quello della fretta, Ratzinger poteva scrivere che "qualora fossero tutti presenti, allora si deve iniziare il Concilio". Ma non ha voluto così, non ha scritto così. Perché, come detto, per arrivare a Roma bastano due giorni al massimo da qualsiasi parte del mondo.
Facciamo l'ipotesi che con l'ultimo che arriva si inizia il Conclave.
L'ultimo che arriva, se la norma è quella di iniziare quando sono arrivati tutti, rimarrà sempre fregato, perché non avrà avuto il tempo di dialogare prima dell'inizio, al contrario degli altri. Quindi quelli che sono a Roma e dintorni, arrivano prima e dialogano di più, inoltre conoscendosi già. Mentre i più lontani, essendo lontani non conoscono quasi nessuno e hanno meno tempo di tutti per dialogare e conoscersi.
Proprio per attenuare questo fenomeno inevitabile, sono posti quindici giorni di pausa, per dare tempo anche ai più lontani di riposarsi dal lungo viaggio, ambientarsi e avere il tempo di dialogare.
Papa Benedetto XVI inoltre ha voluto rimandare al Collegio Cardinalizio la decisione di un possibile anticipo dell'inizio del Conclave, quando siano presenti tutti gli elettori, proprio perché solo i cardinali possono sapere se hanno già le idee chiare e, magari, sono tutti d'accordo su chi votare. Ma se l'incertezza permane, è doveroso che essi abbiano il tempo di pensarci e chiarirsi le idee.
Quindi, il criterio prevalente dev'essere quello di dare il tempo adeguato ai Cardinali, piuttosto che quella di "provvedere in fretta all'elezione".
Per questo il Papa non ha comandato di iniziare il Conclave quando siano presenti tutti. E per questo ha comandato MORA SIT INTERPONENDA, cioè di fare una pausa di 15 giorni interi. Cioè, vista la vacanza del Soglio Pontificio dalle ore 20 del giorno 28 febbraio, dovevano passare 15 giorni interi e quindi sarebbe dovuto iniziare il 16 marzo. A meno che non siano già tutti presenti e non siano già d'accordo in maggioranza.

Conclusione

A questo punto bisogna chiedersi: chi ha deciso di iniziare prima il Conclave? Il Collegio Cardinalizio? Ma il Collegio aveva a quel punto due possibilità. O attendere i due assenti, o attendere i 15 giorni. Non ci sono alternative. O meglio, l'alternativa è quella di ricadere sotto il già visto articolo 4 e quindi di rendere nullo tutto!
"Durante la vacanza della Sede Apostolica, le leggi emanate dai Romani Pontefici in nessun modo possono essere corrette o modificate". E ovviamente non si può interpretare una legge che inizia con "Stabilisco che..." (art. 37).
La considerazione che tanto sostanzialmente non sarebbe cambiato nulla è razionalmente e giuridicamente inaccettabile. Infatti, se "non sarebbe cambiato nulla" allora non doveva essere fatto!
E se non cambiava nulla sostanzialmente, lo cambiava però formalmente. E nel diritto, la forma è la sostanza.
Purtroppo questo è quello che hanno fatto. Hanno avuto fretta e, a norma dell'articolo 4, il Conclave, addirittura concluso prima del quindicesimo giorno intero, è nullo e invalido.
Detto questo, c'è da dire che, per quello che ne sappiamo oggi, il Cardinal Bergoglio ha subito questa nullità.


martedì 8 settembre 2015

Il Matrimonio tradito

Da mesi sul blog di Sandro Magister (http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/ ) si è acceso un dibattito sul tema della concessione del Sacramento dell'Eucarestia ai divorziati risposati.
Un tema caldissimo, anche perché probabilmente sarà il tema cardine del prossimo Sinodo di ottobre.
A fronte dei brani del Nuovo Testamento chiarissimi in materia ("Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio" Mc 10,11-12; "Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna" (1Co 11, 27-29) si leggono le tesi più bizzarre.
Io stesso, alcune sere fa, in una cena in cui non conoscevo la maggior parte degli invitati, sono stato apostrofato dal mio vicino di sedia: "Ma come?! Occorre essere misericordiosi!". Dimenticando che perdono e misericordia pretendono il dolore del peccato e il proponimento di non peccare più.
Spesso si ritiene che la richiesta della Chiesa di uscire dalla condizione di unione con una nuova donna sia eccessivamente dura e impraticabile. Ma occorre riflettere con calma su questo punto.
Immaginiamo il caso di un matrimonio in cui l'amore tra i due sposi venga meno. E immaginiamo che l'uomo trovi improvvisamente l'amore con un'altra donna e questa gli chieda di chiudere l'esperienza precedente e convolare con lei a nuove nozze.
Se tale richiesta dovesse essere considerata legittima in virtù di un amore (il primo) che non c'è più e per dare compimento ad un nuovo (o più grande) amore, allora occorrerebbe presupporre che la storia si possa ripetere: cioè anche nel secondo caso l'amore potrebbe finire (o non essere più così intenso) e l'uomo potrebbe trovare un nuovo amore e decidere di lasciare la seconda moglie per una terza donna.
Se tutto ciò dovesse essere considerato moralmente accettabile, non si capisce perché la Chiesa sarebbe esagerata nella sua richiesta se chiedesse, anche lei, in virtù di un grande amore verso il sacramento dell'Eucaristia, di lasciare la condizione attuale per unirsi a Cristo nel sacramento.
Così ai sostenitori dei divorziati risposati non rimane che arrampicarsi sugli specchi; come accade anche all'autore di una lettera pubblicata da Magister il quale arriva ad affermare con sicumera: "La verità è che si è sovraccaricato di senso il sacramento del matrimonio".
Non si capisce chi e dove abbia sovraccaricato cosa. E soprattutto non si capisce in base a quale criterio si possa considerare "sovraccaricato di senso" un certo argomento.
Si arrampicano sugli specchi, ma finiscono con lo scivolare e sbattere contro un altro versetto del Vangelo.
"Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei...
... Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!" (Ef 5, 22-32).
Abbiamo trovato il colpevole: San Paolo ha sovraccaricato di senso il rapporto tra marito e moglie!
Come ha notato l'autore di un'altra lettera pubblicata da Magister, il numero dei matrimoni è in continuo calo, così pure quello dei matrimoni religiosi. E occuparsi così tanto dei divorziati (dopo matrimonio religioso) risposati e che desiderino pure il sacramento dell'Eucaristia è la nicchia di una nicchia in costante diminuzione.
Il vero obiettivo non è quello di occuparsi di una nicchia, ma di creare confusione tra i credenti.