Per comprendere meglio i contenuti di questo blog, si consiglia caldamente di leggere le pagine "Le origini di questo blog" e "La missione di questo blog" affinché le considerazioni (critiche) che vengono svolte nei post siano collocate nella giusta ottica e all'interno di una cornice di riferimento adeguata.

mercoledì 23 marzo 2016

Attentati di Bruxelles: la Madonna lo aveva detto!

E siamo al 23 marzo.
Una data che qualcuno attendeva con ironia e malcelata superiorità.
Ecco qui sotto la prova, reperibile a questo link.








Un commento col quale l'autore dell'articolo "La bufala di Nostradamus e la Madonna che predicono la guerra il 23 marzo 2016". D'accordo, gli autori quasi mai decidono i titoli dei loro articoli, ma se si va a leggere il contenuto dell'articolo, questo è peggio del titolo.
Lasciamo stare il paragone con Nostradamus.
Il riferimento è alle apparizioni di Anguera, spesso contenenti previsioni (e profezie) apocalittiche. E l'autore con un tentativo assai maldestro tenta di affibbiare alla Madonna una profezia che pure per Antonio Socci è solo una mera ipotesi. La coincidenza è quella di un evento catastrofico con quello di una eclissi lunare (appunto nella data del 23 marzo), ma che sia il 23 marzo è solo un'ipotesi.
La questione però è un'altra: il tentativo, davvero goffo, di screditare Anguera, i messaggi mariani, le apparizioni in genere e pure la Madonna (sempre catastrofista, secondo il Drogo) partendo da un dettaglio pure distorto. Insomma, siamo al patetico tentativo di accusare la Madonna di aver detto cose che non ha mai detto.
Ma andiamo al messaggio mariano completo del 23 marzo 2008:
"Cari figli, gli uomini seguaci del falso profeta marceranno con grande furia in direzione del tempio santo. Lì ci sarà grande distruzione. La Chiesa piangerà e si lamenterà. In questo giorno sarà visibile una eclissi lunare. Vi chiedo di non allontanarvi dalla verità. Il mio Gesù ha bisogno della vostra sincera e coraggiosa testimonianza. Mostrate ovunque a tutti che siete veramente di Cristo. Lui è la vostra speranza. In lui è la vostra salvezza e al di fuori di lui l’uomo non potrà mai essere salvo. Vivete in un mondo pieno di disamore. Tornate all’amore. L’amore guarisce e porta gioia. L’amore è più forte della morte. L’amore è più potente del peccato. Non state con le mani in mano. Il vostro tempo è breve. Ciò che dovete fare, non rimandatelo a domani. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace."
Secondo il nostro illuminato Drogo si tratta di "una profezia davvero originale", per cui il falso profeta è il Califfo Al Baghdadi e quindi il senso della profezia è che l’ISIS marcerà su Roma.
Ma un falso profeta è uno che deve essere davvero creduto come profeta: invece il Califfo non è creduto profeta nemmeno per i suoi, per i quali è solo un uomo potente che vuole eseguire la volontà di Allah.
Ma è necessario puntare sulle menzogne (non dette dalla Madonna) per nascondere invece la verità, contenuta non solo nei messaggi dati ad Anguera, ma anche in tanti altri messaggi e apparizioni. Vere e proprie profezie di cose successe e ormai passate alla storia. A partire dalle profezie di Fatima a proposito dell'inizio della seconda guerra mondiale (profezie date nel 1917) e per continuare con una lunga sequela di altre profezie: come la visione dell'attentato alle Torri Gemelle (visione del 1994, Madonna di Zaro), la presenza di due Papa (sia Caterina Emmerick che Madonna di Anguera nel 2008), gli attentati di Parigi profetizzati alla veggente Luz de Maria appena un mese prima (l'8 ottobre), ne ho parlato anche in questo blog nel post "Parigi, la Madonna lo aveva detto".
E alla stessa veggente aveva pure detto di pregare per il Belgio,
"Pregate per il Giappone, tremerà.
Pregate per gli Stati Uniti, soffriranno a causa del terrorismo.
Pregate per la Spagna ed il Belgio, soffriranno a causa dell’uomo e della Natura." (31 gennaio 2015)
E come avevo già fatto notare, occorre pregare pure per Roma:
" Pregate per Roma, figli Miei, il terrorismo è in agguato ed assesterà un colpo mortale. " (8 ottobre 2015)
Viene ora in mente quanti inviti ha ricevuto il governo Renzi a intervenire in Libia, sempre rimandati al mittente. Con un grave attentato, magari cambia idea. Perché il grave attentato lo potrà giustificare davanti all'opinione pubblica. E quindi qualche servizio segreto potrebbe collaborare a certi interessi internazionali.

Sembra un quadro fantasioso?
Anzitutto ribadisco una cosa magari banale, ma doverosa. Spero di sbagliarmi!
Detto questo però, se non si delinea un certo quadro ci sono troppe cose che non si spiegano.
Un esempio delle cose che non si spiegano viene dato dal quasi intelligente articolo di Marcello Foa sul sito del Giornale, dal titolo: "Gli errori di cui nessuno parla".
Foa chiede esplicitamente le dimissioni di qualche capoccia dei servizi segreti, incapaci di fermare gli attentatori e di intervenire tempestivamente, nonostante lo stato di allerta, nonostante i ripetuti allarmi e i numerosi e clamorosi errori, pure per gli attentati di Parigi.
Ma ci vuole tanto a fare 1+1=2? Ci vuole tanto a dire che tali fazioni sono lautamente finanziate dalla Cia? Ci vuole tanto a dire che tutti (chi più e chi meno) hanno finanziato e armato l'Isis contro Assad, senza preoccuparsi che avrebbero finanziato e armato il terrorismo in tutto il mondo? E ci vuole tanto a ipotizzare che Assad era un falso bersaglio ma il vero obiettivo era proprio finanziare il terrorismo in tutto il mondo e soprattutto in Europa?
Se non si fanno questi semplici ragionamenti, allora, come ammette lo stesso Foa, rimane incomprensibile il quadro generale:
"Che l’Isis voglia traumatizzare le popolazioni europee è evidente e l’obiettivo è stato, purtroppo, raggiunto, ma dopo? Cosa vogliono davvero?... Devono nutrire un’altra ambizione, un altro piano, ma quale? Altra domanda senza risposta. Tutti si indignano, tutti invocano nuove misure ma nessuno va oltre, nessuno si pone la più semplice delle domande: cui prodest?".

Se invece si ipotizza che potentati finanziari internazionali stanno finanziando la destabilizzazione ed il terrore, il fine diventa chiaro: instaurare la dittatura della finanza e imporre al mondo smarrito la moneta unica mondiale. E guerra a chi non la vuole, perché vuol dire che stanno dalla parte dei terroristi.
Ma speriamo che mi sbaglio!

martedì 15 marzo 2016

I 15 comandamenti di Carron

Ricevo e pubblico il seguente commento di SL.

Mi sono letto tutto d’un fiato i 15 Comandamenti di Carron (fuor di metafora, chiamo 15 comandamenti le 15 pagine di Tracce con il discorso ai responsabili di CL) e sintetizzo il suo giudizio riguardo a noi che siamo andati al Family Day: Marta, Marta, tu ti affanni per mille cose, ma una sola è quella che vale.
Carron sostiene che siamo incorsi in un errore, quello del moralismo. Moralismo significa propugnare borghesemente una morale, sbandierare valori (benchè cristiani) da imporre con forza, mostrando i muscoli all’avversario invece di essere “bellezza disarmata”. Insomma un atteggiamento che crea muri e divisioni (qualcuno ricorderà che nei Favolosi Anni ’70 la sinistra e i cattolici progressisti definivano CL nello stesso modo: crociati,  integralisti, estremisti di centro). Dunque, la nostra sarebbe stata una riduzione del cristianesimo a discorso, tanti affanni, trascurando l’unica cosa che vale: comunicare la fede attraverso una presenza originale.
Peccato che questa accusa di Carron sia un puro processo alle intenzioni, un’accusa indimostrata. Non c’è una riga all’interno dei suoi 15 Comandamenti che spieghi perché la partecipazione al Family Day avrebbe impedito il comunicarsi di una presenza originale, quando invece è stata occasione per tutti di avvicinare amici e persone per testimoniare la bellezza della famiglia.
Si può perciò ribaltare su Carron la stessa critica: che è lui il moralista, che si affanna in uno sfoggio muscolare di citazioni che sono però fini a se stesse, con il solo obiettivo di essere religiosamente e politicamente corretto, per meritarsi un nido protetto sul Corriere della Sera e su Repubblica, dove rassicura tutti che il cristianesimo è una “bellezza disarmata” e perciò questa "presenza originale" dialoga con tutti e non disturba nessuno. 
Ma carissimo Carron, perchè tanto affanno, quando una sola è la cosa che vale: essere presenza originale nell'ambiente attraverso la testimonianza (una testimonianza, spiega Francesco Botturi al convegno Rosetum di Milano, è sempre personale e pubblica), attraverso giudizi di valore e occasione di incontro pieno di chiarezza con tante nuove persone.
Chi è andato al Family Day non ha fatto il gioco dell’avversario, come pensa Carron. Purtroppo è caduto nella trappola chi si è ritirato nel silenzio. Però, il punto, alla fine, è un altro: Carron chiude la porta alla presenza sociale pubblica dei cristiani perché è obbligato dal Papa. 
A metà gennaio il Cardinal Scola aveva invitato tutti i cattolici a impegnarsi pubblicamente in politica. Con un tempismo straordinario, la settimana dopo è uscito l'articolo di Carron del 24 gennaio sul Corriere in cui accusa di integralismo i ciellini che vogliono andare al Family Day, giudicato da Carron un movimento di piazza che <si oppone spesso con lo stesso accanimento, senza riuscire a sfidare minimamente, anzi, alimentando, la posizione che combatte>. Non ci vuole molto a capire chi ha messo lo zampino nella stesura di quell'articolo: il segretario della CEI Galantino, braccio destro di Bergoglio.
La vera questione, la questione a cui è davanti tutta la Chiesa, è Papa Francesco, per il quale c'è una priorità incondizionata di questioni come povertà, emarginazione, immigrazione rispetto a temi come relativismo etico e deriva antropologica, problematiche secondarie poichè tipiche di un'Europa decadente, secondo lui. Bisogna perciò ricordare, per inquadrare le cose come stanno, le analisi di Massimo Franco sul Corriere della Sera a gennaio e Franco Cardini sul Carlino, dove si paventa il forte timore del Papa per una linea autonoma della Chiesa italiana e dei cattolici sul tema dell'immigrazione, strategico del suo pontificato. L'appello del Pontefice, rivolto alle parrocchie, di dare ospitalità ai profughi non è stato ascoltato. Naturale che il giorno del Family Day Papa Francesco abbia pareggiato i conti rifiutando ogni endorsement alla manifestazione. Il Papa è impegnato a silenziare la CEI su tutto, proprio per evitare che vi sia, un domani, una divergenza facilmente immaginabile sull'immigrazione, tra la sua linea di apertura incondizionata delle frontiere e la linea più cauta della Chiesa italiana. Se dovesse succedere una frattura così, proprio in Italia, per Papa Francesco sarebbe una sconfitta totale del suo pontificato.
Carron, davanti a tutto ciò, si adegua senza proferire parola: basta vedere la censura operata da TRACCE, neanche una parola sul Family Day e sulla crisi antropologica, ma copertine e servizi in ogni numero dedicati a spiegare (con una superficialità inimmaginabile) che l'immigrazione ha solo risvolti positivi. 
Carissimo "SL", condivido in buona parte le tue considerazioni, però ci terrei a sottolineare un punto sostanzialmente differente, un punto che ritengo centrale per la questione che ci sta a cuore. L'idea di questo blog è proprio quella di fornire un punto di riferimento rispetto alla confusione dominante. E dobbiamo fare continua attenzione alla possibile presunzione per cui siamo tentati di pensare che "noi abbiamo capito".
Il tuo intervento, così come me lo hai scritto, sembra quasi presupporre che il problema sia solo e soltanto Carron. Ma evidentemente non è così. Come da me sottolineato in altri interventi, la gran parte del movimento ha operato da almeno vent'anni uno scivolamento verso un atteggiamento di disimpegno (sociale, politico, culturale); un disimpegno che a livello di comunità e gruppetti di fraternità è consistito in un minore (o nullo) impegno in opere.
Il cuore del problema è che la mancanza di un'opera in cui la persona si impegna non è solo un di meno, una non completezza, ma nel tempo genera una incapacità di giudizio, una debolezza di giudizio, dovuta al fatto che manca sempre più quel passaggio critico che si chiama "verifica" e che nel tempo occorre sempre ripetere. Occorre sempre ripetere quel procedimento che si chiama "verifica" e occorre che la verifica sia fatta confrontandoci non con le nostre idee o con quello che abbiamo capito, ma con la realtà, cioè con la nostra esperienza maturata nella carne delle opere. Perché noi siamo poveri cristi, deboli, fragili e peccatori, bisognosi sempre di nuove conferme, visibili e sensibili.

In altre parole, non possiamo illuderci che (per pura ipotesi fantastica) se ci fosse Scola al posto di Carron le cose allora si aggiusterebbero. Non si aggiusterebbe (quasi) niente, perché è tutto il movimento ad essere sbandato, confuso e incerto, afflitto e spiritualmente ferito e dominato dalla confusione diabolica oggi dominante.
Il problema non è Carron, ma tutto il resto del movimento; così come il problema non sono certe esternazioni di Bergoglio ("Dio non è cattolico" e simili), ma tutto il resto della Chiesa confuso e smarrito già da prima.
Contro la confusione dominante, la prima opera è il lavoro su di sé, il lavoro sulla propria coscienza, il lavoro sulla propria persona. E il Family Day è stata un'occasione storica gigantesca proprio per questo tipo di lavoro, cioè per favorire la presa di coscienza che prima di tutto siamo un popolo: un popolo che di fronte a problemi o questioni gravissime è ancora capace del miracolo più grande, cioè la propria unità. E queste non sono chiacchiere, per tutti quelli che vi hanno partecipato è stata una esperienza della propria vita che oggi appartiene al passato e quindi, accada quel che accada (compreso ogni nostro tradimento futuro) nessuno può cancellare.

Solo una cosa la può cancellare. La smemoratezza, cioè la non coscienza nel presente di ciò che è già successo nel passato come aiuto decisivo a comprendere il presente. Non a caso, come corollario del Sacramento per definizione, Gesù stesso ha comandato: "Fate questo in memoria di me". E la memoria non come uno sforzo mnemonico, una capacità intellettuale umana, ma come un evento, come l'accorgersi di una presenza nel presente, una presenza che però è iniziata nel passato.
Il non aver capito che il Family Day poteva essere (ed è stato, grazie a Dio!) un evento per la memoria del fatto che siamo un popolo (un evento sicuramente da tutti noi già sperimentato: magari durante una messa, o un pellegrinaggio, o un ritiro spirituale, o un esercizio spirituale, o un incontro a San Pietro col Papa) e che ci conferma nella debole fede che siamo IL popolo di Dio, questa incomprensione è la fonte di tutte le possibili sbagliate interpretazioni.

Questa incomprensione è la stessa incomprensione di chi si lamenta che "Carron non è come Giussani". Bene, a tutti questi vorrei dare una fantastica notizia: Carron non è Giussani, quindi Carron non può essere come Giussani.
Pare una banalità, ma questa banalità non sembra averla compresa la Diaconia Centrale, che da quando è mancato Giussani non fa che rieleggere costantemente Carron a presidente, come fosse un presidente a vita, come fosse un Giussani. E così hanno pure modificato lo statuto, in modo da fare le elezioni per il presidente ogni sei anni, invece che ogni tre.

Quello che invece occorre è che ci rendiamo conto è che la responsabilità del carisma, da quando non c'è più Giussani, è in ciascuno di noi (come già insegnava Giussani). Quando c'era Giussani, c'era sempre lui (con il carisma che lui portava interamente) che poteva riprenderci (e quante volte ha ripreso i responsabili, dicendo loro che non avevano capito niente!). Ora invece non c'è più lui, non c'è più la ciambella di salvataggio: ora dobbiamo dimostrare di saper nuotare e aiutare chi è in difficoltà.

In questo modo si può continuare serenamente e proficuamente a seguire Carron, a partecipare agli incontri, alle Scuole di Comunità, agli esercizi, perché quello che dice sono cose interessanti e profonde. Con un unico limite significativo: a volte non sono adeguatamente paragonate alla realtà, al momento presente che stiamo vivendo.
Allora tocca a noi, come fatica e come responsabilità, riprendere e giudicare quanto ci viene comunicato. Anche perché lo Spirito Santo non fa mai mancare la sua presenza e la sua opera.
"Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono" (Ts 5,19-21). Ecco il nostro compito in questo momento tempestoso della storia della Chiesa.

Se non facciamo questa fatica, rischiamo anche noi di stare appresso a vuoti discorsi e a dietrologie ("...lo zampino di Galantino...") che non portano da nessuna parte.
Se invece facciamo questa fatica, nel tempo la memoria diventa storia, e contro la storia ogni ideologia svanisce come neve al sole. Per questo il vero attacco secondo me è contro la memoria, contro la famiglia come luogo della preservazione memoria. L'attacco contro la presenza dei crocifissi in luoghi pubblici è solo una puntata dell'attacco contro la memoria. E per questo tra non molto avremo l'attacco contro l'Eucarestia, cioè contro il Sacramento che per definizione è il "Sacramento della memoria" del sacrificio di Cristo.

domenica 13 marzo 2016

Nasce il Popolo della Famiglia

Devo dire che mi sono ricreduto.
Da tempo pensavo all'eventualità che dalle manifestazioni del Family Day potesse nascere una qualche rappresentazione politica. Anzi, ho anche temuto che l'evento del Family Day finisse per essere da traino per qualche entrata in politica. Ma non mi sono posto il problema di parteciparvi o no per questo motivo, perché era troppo importante e significativa la posta in gioco per porsi in quel momento queste domande. E pensando alla possibilità di un flop politico, avevo finora scartato l'idea come un cattivo pensiero.
Quando poi è uscita la notizia, sono rimasto perplesso anche se in attesa di capire meglio. E l'uscita dei primi commenti negativi (come quello di Socci) mi aveva confermato alcuni dubbi.
Ma ho partecipato al primo incontro fondativo del Popolo della Famiglia, tenuto a Roma venerdì 11 e personalmente ogni perplessità è scomparsa. Le perplessità erano quasi svanite quando il giorno prima avevo letto sul sito lacrocequotidiano.it un articolo di Gianfranco Amato nel quale confutava le dieci obiezioni più diffuse sulla nascita di questo partito e sulla entrata in politica dei suoi protagonisti. Dopo quella lettura, mi sono detto che valeva la pena andare a vedere di persona.
Sono andato e ho trovato conferma delle sane motivazioni che hanno condotto a questa iniziativa.

La prima motivazione per me convincente è qualcosa che si può definire come "il clima", l'aria che si respira vedendo le persone convenute e la familiarità dei rapporti. Qualcosa che si capisce e insieme non si può descrivere. O si può descrivere perché ciascuno di noi ha un amico, qualcuno che, se non si vede per un pò di tempo, poi si saluta con particolare affetto. Ecco, tutti lì si salutavano con particolare affetto. Questa per me è stata la prima evidenza: un luogo umano in cui le persone si trattavano con una familiarità e un'amicizia destata "dal presentimento del vero".
Questo è il vero motore di quella iniziativa che da quel giorno ha ufficialmente un'etichetta e si chiama "Popolo della Famiglia".

La seconda motivazione (del mio ricredermi) è la coscienza evidente, espressa a chiare lettere, che dalla coscienza del valore della famiglia è ormai nata la coscienza di essere un popolo. E un popolo si muove, agisce, un popolo identifica un progetto e si muove secondo una direttrice che identifica un valore. Un popolo che non solo agisce (finora nel privato delle famiglie) ma pure reagisce di fronte a degli eventi di grande calamità. E la grande calamità è stato il grande tradimento dei politici cosiddetti "cattolici" che alla fine hanno votato la Cirinnà, calpestando il Magistero della Chiesa.

La terza motivazione è la dichiarazione fin da subito del programma del partito: la Dottrina Sociale della Chiesa. In un momento in cui tutto è calpestato (e prima di tutto i valori e i nostri diritti), porre la DSC come programma di partito vuol dire iniziare a porre il fondamento per una "resistenza prudente e coraggiosa, giusta e temperante nella misura del possibile, nei confronti dell'ordine sociale, economico e politico dominante nella modernità avanzata" (MacIntyre, "Dopo la Virtù", Armando Editore, 2007, pag. 26). Di fronte a questa posizione, la problematica del risultato è una questione sfumata, perché, come hanno detto Mario Adinolfi e Gianfranco Amato, più del risultato, è fondamentale esserci, non era più possibile attendere oltre. E se non si inizia perché si ha paura del (possibile) flop elettorale, allora non si inizierà mai.

Poi potrei raccontare di molte altre motivazioni, dal racconto delle aggressioni subite (come inizio non c'è male!) alla presentazione dei candidati a sindaco delle principali città in cui si andrà a votare. Ma le ragioni profonde sono per me quelle espresse qui sopra.
Per questo da oggi aderisco moralmente, culturalmente e politicamente al Popolo della Famiglia.

sabato 20 febbraio 2016

Carron fa fuori il Family Day

Un recente articolo di don Gabriele Mangiarotti mette giustamente in rilievo le gravissime affermazioni di Julian Carron espresse in un incontro di Scuola di Comunità del 17 febbraio.
Ecco la parte in questione:
Termino con un altro accenno. In queste settimane uno dei testi più citati nelle discussioni sono state le Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali della Congregazione per la Dottrina della fede, del 2003, che afferma: «In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio», occorre opporsi. Come vedete, distingue le due cose condannandole entrambe: le unioni civili e l’equiparazione al matrimonio. Nel 2007 ci fu la discussione sui DICO, che tutti
ricordate, e all’epoca tutta la Chiesa italiana era contraria alle unioni civili. Adesso siamo nel 2016 e quasi tutti accetterebbero le unioni civili omosessuali, purché staccate dall’adozione e non equiparate al matrimonio. È perché la Chiesa italiana è diventata all’improvviso relativista o perché oggi le leggi civili, per assicurare la convivenza, hanno bisogno di dare spazio e riconoscimento a persone che la pensano diversamente dalla morale naturale o cattolica? Questo non vuol dire che noi non abbiamo tutto lo spazio per testimoniare la bellezza della famiglia così come Dio l’ha voluta creandoci maschio e femmina. 
Il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, compilato da Ratzinger e controfirmato da San Giovanni Paolo II, cita le due situazioni ma non le distingue affatto, anzi le accomuna completamente nelle loro ragioni profonde. Basta andarsi a leggere quel documento. Questa distinzione la vede solo Carron.
Tanto è vero che il paragrafo precedente a quello citato da Carron, così recita:
" A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male."
E poi non dice come alla Scuola di Comunità "occorre opporsi" ma il testo della Congregazione dice chiaramente "è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva".
Sommessamente vorrei sapere da Carron in quale occasione lui o CL si sono opposti in modo "chiaro e incisivo" alla proposta di legge Cirinnà. Al Family Day? Ma passiamo oltre.
Carron afferma pure che "Adesso siamo nel 2016 e quasi tutti accetterebbero le unioni civili omosessuali, purché staccate dall'adozione e non equiparate al matrimonio". Quasi tutti? Quasi tutti chi? Quasi tutti gli italiani? Lo dubito fortemente e comunque qui Carron sta parlando della Chiesa, non del mondo o della società civile. Quasi tutti i cristiani? Ma come si permette? E tutti quelli che hanno partecipato al Family Day? Non contano nulla per Carron? Sono spariti nel nulla?
E poi che razza di argomentazione è? Se tutti cambiano idea, Carron sarebbe disposto a cambiarla per questo motivo? Carron rinuncerebbe così alla verità? Carron rinuncerebbe alla propria fede?
L'operazione è intelligente ma l'esito è disastroso: si tenta una distinzione (che non esiste nelle motivazioni di fondo) tra riconoscimento delle unioni civili ed equiparazione al matrimonio, per poi tentare di affermare che "le leggi civili hanno bisogno di dare spazio e riconoscimento a persone che la pensano diversamente" (ma non si capisce perché le leggi civili avrebbero questo bisogno) per poi concludere che in fondo a noi questo non impedisce di fare altro ("testimoniare la bellezza della famiglia").
Ma Carron si rende conto di mettersi in radicale contrasto con il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede? Non solo perché "è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva" ma anche perché... basta leggere la conclusione di quel documento:
La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità.
Come conciliare questo con il fatto che le leggi civili "per assicurare la convivenza, avrebbero bisogno di dare spazio e riconoscimento a persone che la pensano diversamente"? In che modo si giustifica il ragionamento secondo cui il riconoscimento con la legge di tali persone (di tali unioni) potrebbe "assicurare la convivenza"?
E siccome lo Spirito Santo non smette ma di soffiare, ecco la conclusione di Carron, che sottoscrivo in pieno:
 Allora, amici, dobbiamo darci il tempo per renderci conto di ciò che sta succedendo. È un cambiamento talmente epocale che, se noi non ci aiutiamo a capirlo, facilitiamo lo scatenarsi di discussioni inconcludenti invece che un dialogo che ci consenta di ritrovare il nostro posto, il nostro compito: che cosa abbiamo da proporre e da vivere, da comunicare ai nostri amici proprio per quel che siamo, cioè una realtà nella vita della Chiesa, perché siamo Chiesa.
Ecco queste sono le ragioni per cui era doveroso andare in piazza al Family Day. Le ragioni per cui io sono andato al Family Day. Non solo perché è "doveroso opporsi in forma chiara e incisiva", ma soprattutto per quel che siamo, cioè una realtà viva della Chiesa.


domenica 31 gennaio 2016

Il Tempo delle Grandi Confusioni Spirituali

Forse il titolo dell'ultimo post ("Tutti in piazza, contro Carron") è sembrato un pò forte. Ma l'intento provocatorio aveva un motivo ben profondo. Quando si fanno delle scelte, quando si prende una posizione, occorre essere coscienti delle profonde implicazioni del gesto che si compie. Ed il gesto oggettivamente è stato anche un gesto di rottura soprattutto nei confronti di una mentalità che oggi sembra prendere il sopravvento in tanti esponenti della Chiesa e simboleggiata anche dalla posizione di Carron.
Tale mentalità deriva dal non aver adeguatamente compreso che il momento storico in cui stiamo vivendo è del tutto eccezionale. Il dato più evidente di questa eccezionalità è la quantità straordinaria di veggenti e di messaggi soprannaturali (la cui origine rimane sempre da verificare) che provengono da tanti veggenti sparsi nel mondo. In tutti questi si riscontrano sempre gli stessi temi, già presenti in apparizioni già conosciute e approvate dalla Chiesa.
Tali temi sono:

  • la persecuzione dei cristiani
  • un evento catastrofico (una guerra nucleare mondiale?)
  • tre giorni di buio
  • eventi naturali catastrofici
  • la persecuzione all'interno della Chiesa e la divisione all'interno della Chiesa (il "fumo di Satana" citato da Papa Paolo VI)
  • il trionfo finale del Cuore Immacolato di Maria
Tali temi sono già dati nei messaggi a Fatima e a Garabandal, ma sono accennati con diverse sfumature in tanti altri messaggi precedenti dati a veggenti e Santi della Chiesa.
Ora questa nuova ondata di messaggi (Medjugorje, Anguera, Maria del Luz, Valeria di Roma, Enoc, Zaro ad Ischia, Civitavecchia, Edson Glauber, Schio, Jacarei, ecc.) nei contenuti si confermano l'un l'altro e aggiungono fatti ed evidenze che oggi appaiono chiare ed inequivocabili.
Il tema principale è proprio quello della Grande Confusione Spirituale.
Per esempio:
"Cari figli, siate fedeli alla Chiesa del Mio Gesù e al Suo Vero Magistero. Vivete nel Tempo delle Grandi Confusioni Spirituali. State attenti. Non scoraggiatevi. Non permettete che la fiamma della Fede si spenga dentro di voi. Cercate forza nei Sacramenti della Confessione e della Comunione. Quando siete lontani dal Signore, voi diventate bersaglio del nemico di Dio. Io sono vostra Madre e vengo dal Cielo per aiutarvi. Aprite i vostri cuori e siate docili alla Mia Chiamata. Conosco le vostre necessità e pregherò il Mio Gesù per voi. Coraggio. Quando tutto sembrerà perduto, il Signore agirà in favore dei Suoi Eletti. La Chiesa del Mio Gesù berrà il calice amaro della sofferenza. Il Calvario della Chiesa sarà doloroso. Pregate. Infine la Vittoria di Dio verrà. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace." (messaggio di Anguera del 24/01/2016)
E cosa c'entra questo con la manifestazione di Roma? Secondo me questo è un ennesimo esempio di questa confusione. Perché il cuore di quel gesto non è il fatto di riuscire a fermare una legge oscena. Il cuore di quel gesto è stato per me la costituzione del mio essere cristiano.
Il mio essere cristiano, la mia fede, ha bisogno anche di gesti pubblici, socialmente identificabili ed evidenti, poiché la mia fede si nutre soprattutto di occasioni e di gesti che manifestino una unità del credenti. La mia fede ha bisogno anche di momenti e di occasioni in cui si fa la fatica di un viaggio, di un incontro di volti, di mani, di sguardi, di parole e di gesti che rendono concreta un'appartenenza e si fissino nella memoria. "Che siano una cosa sola, affinché il mondo creda". La visibilità della nostra unità è il primo modo che abbiamo di essere anche missionari.
Questa è l'esigenza vera, che diventa una necessità laddove venga messa in pericolo la convivenza civile perché una nuova legge "mina le basi di una società". Questo non toglie tutto il resto di gesti necessari per la mia fede, soprattutto quelli relativi ai Sacramenti. Ma rimanere ai soli Sacramenti e alla presenza personale e togliere una presenza visibile e sociale (e necessariamente anche oppositiva) spalanca le porte ad una impostazione intimistica della fede che rimane un male terribile per l'esistenza della fede.
Quindi l'essere "contro Carron" rimane un simbolo dovuto alla sua posizione e alle sue parole, ma vuol essere una posizione contro la Grande Confusione Spirituale che pretende di rendere socialmente irrilevante la presenza cristiana nel mondo moderno.
Inoltre non vorrei che, puntando sui rapporti personali e sulla testimonianza nel posto dove Dio ci ha collocato, qualcuno si illudesse che si potranno evitare i conflitti e le persecuzioni. Il nostro destino è la persecuzione, non l'entrata trionfale in Gerusalemme tra due ali di folla festanti. Questo può succedere, ma solo come anticipo della persecuzione cruenta.
"La Chiesa del Mio Gesù berrà il calice amaro della sofferenza. Il Calvario della Chiesa sarà doloroso." Ecco quello che ci attende.

domenica 24 gennaio 2016

Tutti in piazza, contro Carron

Così stiamo arrivando al grande giorno, il Family Day del 30 gennaio.
Gli schieramenti ormai sono delineati, con Galantino contrario alla piazza e Bagnasco (stavolta esplicitamente) a favore della partecipazione. Un pochino a sorpresa arriva al momento giusto la dichiarazione del Papa (solitamente prudente nelle contrapposizioni) il quale in un discorso alla Rota Romana ha dichiarato che "non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione". Una dichiarazione che sembra anche appoggiare le perplessità sulla incostituzionalità della legge Cirinnà espressa da tanti costituzionalisti.

Purtroppo chi guida CL anche questa volta si esprime per una contrarietà alla piazza come luogo di manifestazione di una identità. In un articolo di Carron sul Corriere della Sera (ma perché si scelgono certi organi di informazione per diffondere il proprio pensiero? Mah...) vengono in qualche modo spiegate le ragioni per cui si evita questa contrapposizione, questa scelta di visibilità. Ragioni che mi sembrano largamente insufficienti, anche perché non toccano il nocciolo della questione.
Questa volta è svanita la scusa della neutralità della Chiesa, questa volta vi sono numerosi vescovi che hanno esplicitamente invitato a partecipare e a dare il massimo impegno per la riuscita dell'iniziativa. Quindi, delle ragioni dichiarate la scorsa volta, è rimasto ben poco.
Di fatto, l'unica ragione ripetuta è che "chi ritiene che questo mini le basi della società si oppone spesso con lo stesso accanimento [di chi vuole la legge sulle unioni civili], senza riuscire a sfidare minimamente, anzi, alimentando, la posizione che combatte". Questo perché, allineandosi al dominante mainstream mediatico, si vuole pregiudizialmente leggere questa manifestazione come una manifestazione "contro".

La fragilità di questa posizione si rende manifesta quando si tenta di giustificarla con una citazione da san Paolo: "Chi ci libererà da questa situazione mortale?". Ecco il brano completo di san Paolo, dal quale si capisce bene il contesto: "Mi compiaccio della legge di Dio secondo l'uomo interiore, ma vedo una legge diversa nelle mie membra che osteggia la legge della mia mente e mi rende schiavo alla legge del peccato che sta nelle mie membra. Uomo infelice che sono! Chi mi libererà dal corpo che porta questa morte?" (Rm 7, 22-24). Evidentemente qui si tratta di una lotta spirituale, di un combattimento spirituale. E san Paolo conferma: "Le aspirazioni della carne conducono alla morte, mentre le aspirazioni dello Spirito sono vita e pace. Poiché i desideri della carne sono in ostilità verso Dio: non si sottomettono alla legge di Dio, né lo possono fare... Perciò fratelli non siamo debitori verso al carne: poiché se vivrete secondo la carne, morrete; se invece con lo Spirito ucciderete le azioni del corpo, vivrete" (Rm 8, 6-13).

Tutto vero quello che dice Carron; ma cosa c'entra tutto ciò con le manifestazioni di piazza? Assolutamente niente. Carron cita come esempio di esperienza da suscitare il rapporto di amicizia che è nato tra una coppia del movimento con un omosessuale, il quale ha affermato "sarebbe bello vivere il lavoro e i rapporti come li vivete tu e tua moglie". E cosa impedisce che accadano episodi edificanti di questo tipo, se si partecipa a questa manifestazione? Cosa c'entra questo con la partecipazione alla manifestazione? Assolutamente nulla. Carron tratta la questione come se fossimo degli invasati che vogliano far cambiare idea agli altri semplicemente andando in piazza. Un'idea davvero bislacca, che non so da dove possa nascere.

La questione è un'altra e riguarda le radici di CL. Riguarda un certo andazzo che, pur presente agli inizi del 2000 (quando c'era Giussani) ora è divenuta dominante. E la questione è che CL ha tendenzialmente smesso di fare esperienza, di impegnarsi in opere, cioè quelle cose rischiose a causa delle quali si rischia di sporcarsi le mani. E le mani ce le siamo sporcate, alcuni di noi hanno tradito. Ma il problema non è questo (chi non ha tradito? persino i dodici hanno tutti tradito e sotto la croce dei dodici c'era solo Giovanni, che all'epoca era un giovinetto). Non si può evitare il rischio del tradimento. Ma fare di meno non è da cristiani. Non esporsi non è da cristiani. E nemmeno da ciellini. E le opere sono necessarie, perché solo dalle opere vissute personalmente nasce l'esperienza e si forma il giudizio. Solo così il giudizio viene progressivamente educato dalla realtà che emerge nell'esperienza. Questa educazione del giudizio si chiama verifica. La verifica è il luogo dove il giudizio apprende dall'esperienza. Altrimenti inevitabilmente, nel tempo, il giudizio non potrà che adeguarsi alla moda del momento, al giudizio dominante nel mondo.
Nel libro sulla Fraternità ("L'opera del Movimento, La Fraternità di Comunione e Liberazione") si legge lo Statuto della Fraternità di Comunione e Liberazione, che ancora oggi (modificato in qualche altra parte) recita:
"Il senso profondo del movimento è il richiamo alla memoria di Cristo, quotidianamente
vissuta nelle circostanze della vita e la natura specifica del suo carisma può essere così descritta:
– l’insistenza sulla memoria di Cristo come affermazione dei fattori sorgivi dell’esperienza cristiana in quanto originanti la vera immagine dell’uomo;
– l’insistenza sul fatto che la memoria di Cristo non può essere generata se non nella immanenza ad una comunionalità vissuta;
– l’insistenza sul fatto che la memoria di Cristo inevitabilmente tende a generare una comunionalità visibile e propositiva nella società."
Il nostro carisma è in qualche modo "il carisma della memoria", cioè di un avvenimento presente che si manifesta come continuazione di un avvenimento nato nel passato, in un momento storico ben preciso. Questo implica il riconoscimento che l'Avvenimento che si manifesta ai nostri occhi svolge il suo dinamismo nel tempo, non è un momento fugace, ma ci conduce e ci accompagna nel tempo. Ma questo implica anche il riconoscimento di una responsabilità e di una intelligenza nel comprenderne la natura e nel leggere i significati. Per questo il Prologo dello Statuto continua così:
"Come contingente esemplificazione della dinamica del grande metodo cristiano dell’incarnazione, il movimento ha sempre inteso realizzare la propria vocazione “cattolica” e “missionaria” impegnando se stesso nella Chiesa, con la Chiesa e per la Chiesa, nell’obbedienza al Papa e ai Vescovi e nella ricerca dell’unità dei cristiani dentro ogni ambiente, segno della resurrezione di Cristo per l’uomo di oggi."
Come conciliare allora la posizione di Carron con l'invito esplicito di tanti vescovi? Come conciliare la mancata presenza ufficiale del movimento con "la ricerca dell'unità dei cristiani dentro ogni ambiente" espressa nel Prologo? Forse quelli che andranno in piazza non sono cristiani? Non sono nostri fratelli? Non dobbiamo incontrare anche loro, oltre a tanti altri fratelli (diversamente gender) di qualsiasi orientamento? La grande questione che occorre porre e a cui non viene data risposta è proprio questa: l'esserci è costitutivo del mio essere, del mio essere cristiano. Posso ragionevolmente non esserci se sono impegnato da un'altra parte. Ma mi dovrebbe essere fornita un'alternativa, un'altra cosa a cui partecipare. Qui invece l'alternativa è tra l'esserci e il non fare niente. Quello che Carron propone di fare, posso farlo benissimo lo stesso. Essere presente sul lavoro in un modo tale per cui qualcun altro possa dirmi "ma come fai ad essere così? io vorrei essere così" posso farlo benissimo lo stesso, pur essendo andato in piazza. E questo in nulla scalfisce l'obbedienza come criterio della fede, anzi: "la fede è un'obbedienza di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siamo stato consegnati" (Ratzinger 1993). E la nostra "forma di insegnamento" è proprio una presenza che realizza una "comunionalità visibile e propositiva nella società". Occorre andare in piazza per questo, contro l'ideologia dominante. E se l'ideologia dominante è comunicata da Carron, si va in piazza pure contro Carron. Ma prima di tutto io vado in piazza per un desiderio, per una passione di educazione personale, per una formazione personale, perché la mia personalità sia formata. "Una Fraternità che non abbia a cuore la formazione del movimento è una Fraternità che manca del senso di quello che chiamavamo opera, impegno con l'opera, nei quattro punti della regola generale della Fraternità" ("Fraternità di Comunione e Liberazione", pag. 88).

Anzi, dopo l'intervento di Carron, in piazza mi tocca quasi andarci, occorre che vi sia la visibilità della mia presenza in modo che tutti sappiano che, insieme ai cristiani di tanti altri movimenti, ci sono stati anche tanti ciellini. Tutti (soprattutto i miei fratelli cristiani) devono saperlo. Solo questa adesione mi permette di fare esperienza, solo questo mi permette la generazione di un giudizio, solo questo permette la possibilità di una verifica e se necessario il cambiamento di un giudizio. Tutto il resto è ideologia. E in fondo questo andare in piazza è precisamente una azione contraria alle ideologie di qualsiasi tipo. Non solo quella dominante oggi in quelli che guidano CL, ma soprattutto la mia possibile ideologia personale, quella che inevitabilmente si riduce a quello che penso io.

C'è un altro aspetto che emerge dalle parole di Carron citate: "...chi ritiene che questo mini le basi della società...". Ma la legge Cirinnà mina o no le basi della società? Carron si lancia in una analisi psicologica sul "chi ritiene". Ma io vorrei sapere da Carron se veramente le basi della nostra società sono minate o no! Sarebbe come dire che occorre porsi il problema dello "stress da guerra" di chi partecipa alla guerra, per cui sarebbe meglio non partecipare alla guerra. Ma siamo in guerra o no? Ci hanno dichiarato guerra e la stanno facendo oppure no?
Due sono quindi per me i motivi per andare in piazza: primo perché è una occasione enorme ed eccezionale di unità, di comunione visibile; secondo perché quel tipo di esperienza è per me spiritualmente rigenerante. Ne vorrei almeno una al mese. Come gli incontri del mio gruppetto di fraternità.

C'è infine un'ultima questione che mi interessa porre, riguardo una categoria di persone di cui praticamente nessuno parla. Io penso a quei cattolici che si sentono attratti da persone dello stesso sesso; lottano quotidianamente contro questa tendenza, contro questa tentazione, pregano, vincono, perdono, cadono, poi si pentono, si confessano e tornano a lottare. Sarebbe bello se il Family Day fosse un'occasione per dire a tutti loro "continuate a lottare, la vostra lotta non è vana, siete sulla strada giusta, avanti con coraggio!". Questo è per me un gran bel motivo in più per andare in piazza.

giovedì 21 gennaio 2016

Oltraggio eucaristico in San Pietro

Dopo un periodo nel quale, per diverse vicissitudini personali non ho potuto scrivere, torno a farlo per commentare una vicenda tristissima.
Purtroppo, in vaticano, dalle parole siamo passati ai fatti.
Tutto è iniziato il 15 novembre scorso, quando Papa Francesco è andato a visitare la Chiesa Evangelica Luterana di Roma. In tale occasione, rispondendo a braccio a una domanda su come sia possibile raggiungere l'intercomunione tra luterani e cattolici (cioè che cristiani luterani e cristiani cattolici possano liberamente partecipare alla comunione eucaristica dell'una e dell'altra confessione cristiana) il Papa ha risposto (secondo il testo pubblicato sul sito del Vaticano a questo LINK):
"E’ un problema a cui ognuno deve rispondere... La vita è più grande delle spiegazioni e interpretazioni. Sempre fate riferimento al Battesimo: “Una fede, un battesimo, un Signore”, così ci dice Paolo, e di là prendete le conseguenze. Io non oserò mai dare permesso di fare questo perché non è mia competenza. Un Battesimo, un Signore, una fede. Parlate col Signore e andate avanti. Non oso dire di più."
Ovviamente affermare "...ognuno deve rispondere..." e poi "...andate avanti..." apre le porte alle personali interpretazioni, anche le più bizzarre e non lecite, almeno secondo la dottrina cattolica. Un cristiano non cattolico non può ovviamente ricevere il Sacramento dell'Eucaristia, a meno di una esplicita conversione.
Se passa questo tipo di mentalità, allora l'opinione e il sentimento personali prevalgono e ad essere sconfitti saranno la verità, la sana dottrina della Chiesa, il bene oggettivo. Senza contare l'offesa gravissima al Santissimo Sacramento. Chissà cosa potrebbe succedere, in tutte quelle aree dove cattolici e luterani convivono pacificamente e desiderano legittimamente una comunione più profonda! Una comunione che però non può negare le differenze insanabili, per le quali ogni tipo di partecipazione alla Comunione Eucaristica può essere solo un sacrilegio.
Ecco, quello che si poteva temere, si è verificato, e non in una sperduta parrocchia di chissà quale paese. No, è successo a San Pietro, a Roma.
Secondo il resoconto di Sandro Magister, il 19 gennaio è successo proprio questo:
"La mattina del 19 gennaio Francesco ha dato udienza in Vaticano a una delegazione della Chiesa luterana di Finlandia, guidata da una donna, Irja Askola, vescovo di Helsinki, accompagnata da rappresentanti delle minoranze ortodossa e cattolica, i vescovi Ambrosius e Teemu Sippo.
Ma dopo l'udienza col papa, nel corso delle celebrazioni liturgiche officiate a Roma dalla delegazione e da altri gruppi di fedeli giunti anch'essi dalla Finlandia, è accaduto che durante una messa cattolica, nella basilica di San Pietro, la comunione è stata data anche a dei luterani.
Questo, almeno, è ciò che ha riferito il settimanale luterano finlandese "Kotimaa", segnalando la sorpresa di un vescovo luterano, Samuel Salmi, di Oulu, secondo il quale gli officianti cattolici sapevano benissimo a chi davano la comunione"
Occorrerà pregare e dedicare celebrazioni eucaristiche per la riparazione di questo atto gravissimo.

Io sinceramente penso che Bergoglio non sia stato eletto validamente. In questo momento siamo in una situazione di vacanza del soglio di Pietro. E credo che Bergoglio non sia adatto a svolgere una funzione di governo della Chiesa. Come lui stesso ha ammesso, gli piace fare il parroco, stare in mezzo alla gente. Ma il governo della Chiesa richiede ben altre funzioni e ben altre doti. In altre parole, non ritengo Bergoglio un cattivo (lui pensa di fare veramente del bene quando invita ad "andare avanti" oltre le regole e oltre la dottrina) ma un incapace al governo, incapace di valutare tutta la gravità delle conseguenze delle sue azioni.
Per questo occorre intensificare la preghiera. Anche perché Satana tenterà di approfittarne in tutti i modi.